19/04/17

Tredici motivi per cui "Tredici" è una serie imperdibile.

Era da un po' che volevo scrivere questo post. Era da un po' che volevo aggiornare il blog in generale, ma non riuscivo mai a trovare un momento in cui ne avessi davvero voglia. 
Sono stata molto contenta del successo che questa serie ha avuto, ma forse sono state proprio le recensioni negative a mettermi addosso l'astio necessario a buttare fuori le mie argomentazioni. Quindi eccole. Beccateve 'sti tredici motivi e zitti e muti.  
(Qui trovate il link alla mia recensione del libro.)



1. La trama


Ovvio, no? Quando ho comprato il libro è stato proprio il concetto, ad attirarmi. Una ragazza morta che sussurra nelle orecchie di quelli che reputa i propri aguzzini... più intrigante di così? Fate molta attenzione al mio uso del termine "reputa", eh. Perché come dice Hannah nella serie: "ci sono tredici lati per ogni storia", o qualcosa del genere. In molti hanno reputato l'uso delle cassette un po' hipster e melenso, ma a me è piaciuto. Io sono una che il realismo lo ama quasi all'inverosimile, eppure penso che certe volte ci si impunti troppo su questo e si dimentichi il bene della storia. Un po' quando mi sono resa conto che la scena di "Noi siamo infinito" all'interno del tunnel sarebbe improbabile per via del fatto che la radio all'interno dei tunnel non piglia manco per il cazzo: e la licenza poetica dove la lasciamo, se ragioniamo sempre in questo modo?


2. Le tematiche 


C'è chi dice che "Tredici" parla di suicidio e chi dice che parla di "bullismo". Secondo me liquidarlo in questo modo significa minimizzarlo. Magari potrebbe essere così per il libro, ma secondo me la serie si è evoluta parecchio rispetto a quello che era il materiale originale. Così ci siamo ritrovati con una serie che parla sì, di queste cose, ma anche di molto altro. Della necessità di ammettere i nostri errori, per esempio, grandi o insignificanti che siano. Del fatto che ogni cosa influenza un'altra cosa e che ad ogni azione corrisponde una reazione. Del fatto che siamo tutti umani e che nessuno è senza macchia e senza paura... nemmeno le vittime.

3. Il soundtrack 


Il soundtrack di questa serie è semplicemente spettacolare. I pianti che mi sono fatta ascoltando "The night we met" - che sto ascoltando anche ora, ugh - sono inquantificabili. Anche solo ascoltare questa serie tv è stato per me un immenso piacere, oltre che un colpo al cuore. Ogni canzone è un pezzo insostituibile, e piano piano mi sto spulciando tutto l'elenco delle soundtrack. 

4. La recitazione 


Gli attori mi hanno molto sorpresa, devo dire, specialmente quello di Clay Jensen. L'avevo visto nel film di Piccoli Brividi del 2015, quello con Jack Black, quindi ecco... non è che gli davo tutta questa fiducia. Invece penso siano stati tutti perfetti - specialmente nella seconda metà della serie, quando è uscito fuori il loro vero io e le conseguenze di tutta la storia hanno cominciato a farsi sentire sul loro modo di fare e sulla loro vita in generale. Ci sono state delle interpretazioni che veramente mi hanno spezzato il cuore. Oltre a quella di Dylan Minnette - Clay - che in ogni episodio sembrava più devastato, anche quella di Alisha Boe - Jess - quella di Brandon Flynn - Justin - e quella di Miles Heizer - Alex - mi sono piaciute da morire, probabilmente perché sono stati anche i personaggi che hanno sofferto di più.

5. Il cast 


Ci lamentiamo sempre di quanto i cast non siano abbastanza eterogenei, poi quando succede non ce ne accorgiamo. Porca puttana, l'ultima volta che ho visto un cast tanto variegato è stato quando ho guardato Sense8. Sarò io che sono una buonista di merda, ma adoro sempre quando succede. Forse è che come membro attivo di una minoranza etnica fatico sempre un po' a sentirmi accettata. Ma qui non si tratta solo di differenze etniche: intanto la regola eteronormativa dei soliti YA viene annientata in malomodo, ma poi di solito nei film sui liceali ci ritroviamo sempre davanti ad attori adulti e super truccati, a ragazze tutte identiche e perfette, ma qui non succede. Per carità, non nego che i membri del cast siano quasi tutti piuttosto gnocchi, ma diciamo che lo sono in modo naturale. Hannah Baker ha un aspetto credibile, così come ce l'hanno Jessica e Courtney e tutti gli altri. Etnie diverse, corporature diverse, e per la miseria, UNA CHEERLEADER CHE NON VA SEMPRE IN GIRO TRUCCATA ALLA PERFEZIONE, perché DIAMINE, FA SPORT, IL CHEERLEADING È UNO SPORT, NON DIMENTICHIAMOCELO! E poi è difficile pensare a truccarsi quando una tua ex amica si è appena suicidata e (SPOILER) cominci a dubitare che qualcuno ti abbia stuprata mentre eri priva di sensi a una festa.  

6. La caratterizzazione 


Come dicevo prima, Hannah Baker reputa gli altri personaggi i suoi aguzzini. Ma le loro azioni contro di lei sono state davvero così deliberate? Beh... 
Ho amato il fatto che nessuno, in questa serie, fosse buono al 100%, né totalmente cattivo - persino Hannah, che in teoria dovrebbe essere la vittima, ha avuto dei momenti in cui non aveva ragione per niente, perché è così che funziona davvero nella vita: non era poi davvero tutta questa eroina melancolica e sfortunata che credeva di essere, in fin dei conti, e non è stata l'unica a essere delusa, ma anche lei stessa ha deluso molte persone. Certo, abbiamo dei casi come quello di Clay e di Tony, che ritengo buoni diciamo al 99%, e casi come Bryce, che invece è un pezzo di merda al 99%, però ecco... c'è sempre quell'1%. Soffermiamoci proprio su Bryce: un personaggio come il suo ti fa venir voglia di estrarre i gomiti e infilarli nelle altrui cavità oculari, eppure è innegabile che persino in lui ci sia del buono - la gentilezza che dimostra nei confronti di Justin, per esempio. E Justin stesso: è un coglione, ma a modo suo ama la sua ragazza e ha fatto lo sbaglio di avere paura e di essere un adolescente maschio influenzabile. Per non parlare di Alex! All'inizio lo vediamo come un ragazzino capriccioso e irritante, ma poi ci rendiamo conto di quanto sia in realtà intelligente e profondo, e di come abbia fatto ciò che ha fatto perché, beh, di fare la stronzata capita a tutti, quando si è accecati dai sentimenti - per quanto stupidi possano essere quei sentimenti. Abbiamo Courtney, la cui storia è una delle più originali che io abbia mai sentito, e credo che sia stata un buon mezzo per parlare di un argomento che raramente viene preso in considerazione: (SPOILER) cosa succede quando la figlia adottiva di due genitori gay si rende conto di essere lesbica? Non ha forse il terrore di diventare portavoce di tutti i figli di coppie gay e di essere utilizzata come araldo dalle persone che sono contro le adozioni da parte degli omosessuali? Questo e altro, solo su Tredici!

7. È meglio del libro 


Innegabilmente migliore del libro. Questo perché, grazie al tempo concesso da tredici episodi, è stato possibile esplorare tutte le implicazioni del suicidio di una ragazza adolescente ed è stato veramente possibile vedere tutte le versioni della storia, e non solo quella di Hannah - infatti il libro si concentra più che altro sul contenuto delle cassette, piuttosto che su come questo influisce su Clay e su tutti coloro che ne fanno parte. Oltretutto abbiamo modo di conoscere anche i genitori di Hannah e di quasi tutti gli altri ragazzi, più quello che succede all'interno della scuola. La serie di Netflix è una storia sul suicidio adolescenziale a 360°. 

8. La regia 


Una buona storia non basta: bisogna saperla raccontare. I registi di Tredici, secondo me, ci sono riusciti alla grande. Tutte le scelte di regia e di montaggio sono state perfette, a mio parere, e ogni scena era un piacere per gli occhi, oltre che un dispiacere immenso per l'anima. Io metto subito le mani avanti dicendo che di regia non è che ci capisco tutto 'sto granché, ma ho amato tantissimo la scelta dei colori di questa serie e il modo in cui le registrazioni della voce di Hannah non hanno preso tutto lo spazio degli episodi, ma solo quello che serviva. Poi le scene in cui Clay e Hannah erano nella stessa ripresa, anche se in due momenti diversi... boh, mi facevano sempre morire un po' dentro.

9. La suspense 


La cosa che tira di più, all'interno di questa serie, è proprio la questione dei tredici nastri. Non sai a chi appartengono, anche se te lo immagini, e sei sempre portato a guardare l'episodio successivo perché la tua anima malata ne vuole ancora. Vuole ancora un po' di quel male, vuole sapere chi sarà il prossimo ad andare alla gogna, vuole sapere come possa un agnellino come Clay entrare in tutta questa storia. Questo ha funzionato allo stesso modo anche leggendo il libro, per me, infatti me lo sono divorato in un paio di giorni. È una serie perfetta per il binge-watch. Ne esci tutto rotto, per carità, ma è inevitabile. 

10. Le lacrime 


Non pensavo che avrei pianto. E poi ho pianto. TANTO.
Questo è stato possibile proprio per via del punto 4, la recitazione. In molti si lamentano del fatto che non sono riusciti a identificarsi in Hannah, ma secondo me, almeno nella serie, il punto non è proprio identificarsi in lei, quanto negli altri. Io a identificarmi in lei non ho avuto troppi problemi, per carità, ma è sono stati Clay, Jessica e i genitori di Hannah, a distruggermi più di tutti. E ogni occasione persa, ogni cosa che sarebbe potuta andare per il meglio se solo, se solo, se solo...

11. L'empatia 


È impossibile non provare empatia per almeno un personaggio di questa serie, e se non ne provate vuol dire che NON AVETE UN'ANIMA. Ma non è questo che volevo dire in questo punto, perché mi pare di averlo già reso abbastanza chiaro. Quello che voglio dire, invece, è che di questa serie potete dire quello che cazzo vi pare: che non vi è piaciuta, che non è realistica, che FA CAGARE... comunque vada, io sono convinta che a qualcosa sia servita. Sono stata molto contenta del successo che ha avuto perché in cuor mio spero che qualcuno ne abbia tratto qualcosa, e che d'ora in avanti le persone ci penseranno due volte, prima di dire quella cattiveria, o di attuare quella vendetta. Certo, non mi aspetto che le persone cambino completamente il loro atteggiamento da un giorno all'altro, ma se questa serie servisse anche solo a convincere UNA persona a essere gentile UNA volta, penso che mi basterebbe. Tredici potrebbe aver reso il mondo giusto un pochinoinoino più empatico. 

12. La confusione 


Non è solo il finale estremamente aperto, a lasciarti confuso alla fine di questa serie: è l'impossibilità di capire con chi dovresti prendertela. Arrivi alla fine che sei tipo: "boh? Di chi è stata la colpa, allora? Hannah era una stronza? Lo stronzo era Bryce? Qualcuna di queste persone ha effettivamente ucciso Hannah Baker?" E una risposta vera non c'è, secondo me. È questo che mi piace. Nella realtà le risposte non sono semplici e lineari, e la verità sta sempre nel mezzo, ma neanche lì. 

13. CLAY JENSEN 


ALL HAIL CLAY MOTHERFUCKIN' JENSEN! 
Merda, quanto l'ho amato. È il classico protagonista un po' sfrontato e un po' ingenuo, un po' coglione e un po' pensatore. Ogni volta che faceva una delle sue battutine crepavo e boh, di solito i protagonisti non sono mai i miei personaggi preferiti, ma lui è semplicemente perfetto. Gli si vuole bene, si tifa per lui, si viaggia al suo fianco. È con lui, che ascoltiamo le cassette. È con lui che piangiamo, che soffriamo per la mancanza di Hannah, che vediamo Hannah per tutto ciò che aveva di bello. Clay Jensen è il ragazzo d'oro. È helmet.  


E niente. Spero che siate d'accordo con me, e se non lo siete porCA PUTTANA VI VENGO A CERCARE CON LE LAME! Nah. Forse. Boh, sono ancora tutta scombussolata e non vedo l'ora di rivedermi tutti gli episodi da capo. Non prendetemi troppo sul serio.


Firmato: la vostra psicologicamente labile HateQueen di quartiere.

28/03/17

DONNE DI CARATTERE | Percorsi femminili in editoria, economia e comunicazioni di massa


Non so com'è che ogni santa volta 
OGNI SANTA VOLTA 
che c'è qualche evento interessante, da qualche parte, QUELLA PARTE È DISPERATAMENTE LONTANA DALLA MIA PRESENTE LOCAZIONE.
Beh, signore e signori, 
NON QUESTA VOLTA. 
Sabato 29 Aprile 2017, a Imola, si terrà una giornata sull'editing, divisa tra mattina e pomeriggio tra la Biblioteca Comunale di Imola e il Museo di San Domenico - sempre, suppongo, a Imola. 
E niente, ho davvero, davvero, DAVVERO intenzione di andarci. Mi farò scortare da un'amica, anche lei aspirante scrittrice, ma anche se decidesse di non venire ci andrei da sola, perché questa volta non ho proprio scuse. Un conto è il SalTo, che per andare e tornare mi tocca vendere un polmone, e un conto è questo, che veramente mi costerà una sciapata in quanto a trasporti e niente in quanto a ingresso. 
Qualcun altro è interessato? Ci vediamo là?
Vi lascio con la locandina dell'evento e la pagina Facebook dell'organizzazione!




27/03/17

Segnalazione: "Profondità Primitive", di Gianfranco Sorge

 
Titolo: Profondità Primitive
Autore: Gianfranco Sorge
Editore: Elison Publishing
Pagine: 222
Prezzo: 3,99 euro (Kindle) 



Cosa si cela dietro il sogno angosciante e ricorrente di una giovane donna?
Eleonora è una ventottenne dottoranda di ricerca in Filosofia, dal passato travagliato, segnato da due lutti devastanti. In analisi, alla ricerca di se stessa, una mattina, durante un incidente stradale, incontra Ruggero, un chirurgo trentacinquenne, e il primo impatto emotivo è sgradevole per entrambi. Eppure la profonda diversità dei loro caratteri li farà innamorare e poi convivere ma presto dei conflitti metteranno in discussione la solidità di questo legame. Riuscirà Eleonora a realizzarsi del tutto o sarà riassalita dai fantasmi del suo passato?

Gianfranco Sorge è medico chirurgo, specialista in psichiatria e psicoterapia. Dipendente dell’A.S.P. 3 di Catania, dal 2007 insegna Psicopatologia presso la scuola di specializzazione dell'Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo. I suoi racconti hanno ricevuto importanti menzioni in vari premi letterari nazionali. Nel 2014 ha pubblicato Spiragli di buio (David and Matthaus CE) il suo romanzo d'esordio. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta di racconti È solo nella tua mente ed è reale (goWare CE). 


23/03/17

POPSUGAR 2017 Reading Challenge | Primo aggiornamento!

Buon pomeriggio a tutti!
Ecco a voi il primo aggiornamento sulla Reading Challenge 2017. 

Qui il link del post in cui ne parlavo e qui il link alla challenge originale.


1) Beautiful You; di Chuck Palahniuk
Un libro scritto da qualcuno che ammiri



Beh, doveva essere per forza un libro di Palahniuk. O di Stephen King. In questo caso è stato di Palahniuk, perché ce l'avevo già pronto. Loro due mi hanno influenzata più di tutti, nel modo di scrivere, e hanno cambiato la mia percezione di cosa un romanzo possa essere. Li amo per questo. Non solo, ma anche per questo.


2) Wonder; di R.J. Palacio
Un libro che diventerà un film nel 2017



A quanto pare! Ce l'avevo in wishlist da un pochino, ho scoperto che uscirà un film con Owen Wilson (ugh) e Julia Roberts (mmh) e quindi l'ho preso. Francamente non vedo l'ora di vedere come abbiano adattato questo piccolo gioiello, anche perché voglio portare le mie amiche a vederlo al cinema e farle piangere con me, ma ho anche paura che lo rovinino, come fanno spesso. 


3) Le terre dei dormienti; di Laura Taibi
Un libro pubblicato nel 2017



Questo libro è stato pubblicato mi pare a Gennaio, quindi ci rientra per un pelo. Tramite la sua lettura sono stata in grado di conoscere Laura Taibi, l'autrice, cosa che mi farà sempre ricordare questo libro con affetto. 


4) La biblioteca dei morti; di Glenn Cooper
Un libro ambientato in due tempi diversi



Non solo in due tempi diversi, diciamo in due e mezzo - la narrazione è divisa tra il 2009, una chiesa ai tempi del medioevo e qualche breve episodio tra Churchill e Kennedy - però vabbè, non siamo troppo fiscali, sennò ci si rompe subito.


5) Novembre; di Teresa Verde e Massimiliano Mistri
Un libro con un mese o un giorno della settimana nel titolo



Quando ho letto questo punto della challenge ho saputo subito quale sarebbe stato il romanzo per cui l'avrei usato. Tra l'altro Novembre è il mese in cui sono nata, quindi tutto ciò è molto bello ed emozionante, yaay.


6) Se nasce femmina la chiamo Belèn; di Molte Persone
Un libro con più autori



Paradossalmente, per questo punto avrei potuto usare anche "Novembre", visto che anche quello è un libro con più autori. Ma questo è un libro con ancora più autori!


7) Cambion; di Veronica Riga
Un libro ambientato in un hotel



Anche qui, è ambientato in un hotel, ma non per tutto tutto il tempo. Abbastanza però per dire che l'hotel è una delle sue ambientazioni principali. Quasi tutta la prima metà del romanzo, per dire! 


8) The Boy Band; di Goldy Moldavsky
Un libro ambientato durante una festività che non sia il Natale



Paradossalmente (parte due) anche questo libro sarebbe stato perfetto per il punto sopra - anzi, anche di più, visto che è interamente ambientato in un hotel - ma gli eventi accadono durante il Ringraziamento, festività diversa dal Natale, quindi non potevo lasciarmelo scappare. E poi altrimenti non so se avrei saputo dove mettere Cambion.


9) In dispensa, bile; di Meri Nigro
Un libro che hai nella TBR da troppo tempo



Questo libro volevo comprarmelo da un sacco di tempo. Sapete bene che spesso bazzico sul sito di Edizioni La Gru, sbavando sui loro volumi, e questo è sempre stato uno di quelli che mi hanno attirata di più.


10) L'amico immaginario; di Matthew Dicks
Un libro che parla di una persona con una disabilità



Il protagonista di questo libro soffre di autismo, va bene come disabilità? Cioè, il vero protagonista è l'amico immaginario, quindi non è proprio il protagonista ad essere autistico, ma il... co-protagonista. Anche se questo non c'entra. Beh, non lo so, ma credo che un po' conti: è comunque una cosa che intralcia la vita di tutti i giorni. Anche la depressione o un disordine alimentare potrebbero essere visti come disabilità di qualche tipo, volendo. Vabbè, non cominciamo a diventare politici, che sennò qui è la fine. 


11) Wishful Drinking; di Carrie Fisher
Un libro su una donna interessante



Carrie. La mia Carrie. La mia bellissima, favolosa Carrie. Se non era una donna interessante lei, non lo era nessuna. Figlia di Hollywood, di una madre super eccentrica e di un padre super invisibile, problemi di droghe e alcolismo fin da giovanissima, disturbo bipolare di personalità, una vita costretta a sorbirsi il suo status quo di bambolina in bikini spogliata non solo dei propri vestiti, ma anche dei diritti sulla sua immagine.
"Voglio che sia detto che sono affogata nella luce lunare, strangolata dal mio reggiseno."




Ed ecco qui tutti i libri letti dall'inizio di quest'anno. Il motivo principale per cui ho accettato questa sfida è che quest'anno volevo impegnarmi a leggere di più, in modo da finire anche la pila di libri in TBR e poterne finalmente acquistare di nuovi senza sentirmi in colpa. E per ora sembra funzionare! Ecco a voi il bello di essere un'incorreggibile Serpeverde: datemi una sfida e devo riuscire, non ci sono cazzi che tengano. Vale per il NaNoWriMo - il Camp di Aprile comincia tra poco, AAAAAAAARGH - e vale lo stesso per le reading challenge.
In media, in questi primi ottantuno giorni del 2017, sono riuscita a leggere un libro ogni 7.3 giorni, che non è per niente male. Mi mancano ventinove giorni per vincere la challenge originale, quarantuno se decido di fare anche quella "avanzata" - ma non credo, o comunque non ne sono sicura. Questo significa che, mancando duecentottantaquattro giorni alla fine del 2017, dovrei leggere un libro ogni dieci giorni per vincere la challenge normale e un libro ogni sette per vincere quella avanzata. Direi che per ora le probabilità sono in mio favore! Anche se dovrei tenere conto della sessione di esami estiva... ugh, ho appena sentito un brivido gelido.

19/03/17

7 film da guardare per la festa del papà

Buon pomeriggio a tutti e buona festa del papà!
Personalmente, la festa del papà è per me una di quelle di cui non riesco mai a ricordare la data, per qualche motivo. Sarà questo "19 Marzo", così poco altisonante. E ogni anno mi ritrovo sempre a pensare: "ma da quand'è che la festa del papà è a Marzo?" Cose terribili. 

Comunque, quest'anno vorrei festeggiare con una bella lista, di quelle che ci piacciono tanto perché la voglia di stare attenti è poca, quella di leggere post altrui ancora meno. 
Ecco i sette film che secondo me bisognerebbe guardare il 19 Marzo. 
(Mi rendo conto che di film sui papà ne esistono molti altri, forse anche migliori, ma questi sono quelli che ho visto io e quelli che mi piacciono, quindi va così. E vi avviso fin da subito che per alcuni di questi film ho deciso di riportare le trame così come le ho trovate sul web - Wikipedia, MyMovies, ecc - perché già di per sé molto esplicative, mentre per altri ho deciso di sprecare due parole io stessa, perché mi sentivo di dire alcune cose che in giro non ho trovato.)



1) Amabili Resti 



"Amabili Resti" racconta la storia di Susie Salmon, quattordicenne brutalmente assassinata dal suo vicino di casa, e di come la sua famiglia e le persone più vicine a lei affrontano la sua morte, in modi del tutto diversi. Ho deciso di inserirlo in questa lista perché, per quanto i protagonisti del film e del romanzo siano in molti, la relazione che mi ha più colpita è quella tra Susie e il padre, che nel film è interpretato magistralmente da Mark Wahlberg. È lui che, più di tutti, si lascia prendere dal desiderio di vendetta nei confronti di chi gli ha portato via Susie, e il suo modo di affrontare il lutto è al centro del film, molto più di quello della madre, o della sorella, o del fidanzato. In sostanza, lo vedo come Il Film perfetto per questa ricorrenza perché, in un modo tragico e strappalacrime che mi fa sempre stare molto bene/male/bene/male, affronta grandiosamente il tema: "fino a dove si spingerebbe un padre per amore di sua figlia". 

2) Padri e Figlie 



 "New York, 1989. Jake Davis è uno scrittore che ha già vinto un premio Pulitzer. Quando sua moglie muore in un incidente d'auto Jake si ritrova a dover crescere la figlia Katie da solo, e a gestire una serie di problemi fisici e mentali che lo costringono ad un temporaneo ricovero presso un ospedale psichiatrico. Purtroppo Katie viene affidata alla zia, sorella della madre defunta, che nutre verso Jake un profondo rancore. New York, 25 anni dopo. Katie è diventata un'assistente sociale che si occupa di bambini disagiati e che nel tempo libero si concede a chiunque, rifiutando di instaurare legami che vadano oltre il sesso occasionale. Il grande amore che ha provato per il padre le ha lasciato un vuoto incolmabile e ha fatto di lei una persona in grado di aiutare gli altri, ma non se stessa." 
(www.mymovies.it)

3) Il Re Leone 



C'è davvero bisogno di parlare di questo film? Andiamo. Come se non lo conoscessimo tutti. 
Per chiunque volesse saperne di più, eccovi un utile link

4) Alla ricerca di Nemo 



"Alla ricerca di Nemo" in un certo senso è come "Amabili Resti": anche qui, il concetto base è lo stesso - fino a dove può spingersi un padre per amore dei propri figli. E insomma, Marlin si spinge piuttosto in là. Che per un pesce palla attraversare un oceano intero non è mica una barzelletta. Specialmente se accompagnato da una svampita totale. Io avrei lasciato perdere in partenza.

5) Interstellar 



Credo che chiunque abbia visto "Interstellar" si renda conto di quanto questo sia un film sull'essere padri. Lasciamo perdere l'esasperante lunghezza e lentezza, lasciamo perdere i personaggi da schiaffi - Anne Hathaway vai a cagare, Matt Damon vai a cagare il triplo - lasciamo perdere il mumbo jumbo scientifico che non si riesce a seguire e appesantisce tantissimo un film già pesante di per sé... "Interstellar" riesce a commuovere nonostante un sacco di fattori atrofizzanti. Ce ne vuole, eh. 
Perché potrebbe sembrare che il protagonista sia un padre di merda, che abbandona i figli per la sua missione, ma in realtà la sua missione è quella di assicurare ai figli un futuro migliore - anche se lui potrebbe non farne parte. E poi c'è tutta la storia della figlia che diventa più vecchia di lui e lui nella libreria e maronn'... quando vede il video messaggio i miei occhi cominciano a uscire le lacrime, che io lo voglia o meno. E mi sono persa. Fortuna che volevo scrivere qualcosa di sensato, almeno per una volta.

6) Big Fish 



"Chi è veramente Edward Bloom: un ormai vecchio commesso viaggiatore contaballe ottusamente radicato nei racconti fantastici con cui ha descritto la sua vita o un personaggio misterioso e mitologico, un avventuriero dalla vita straordinaria? Agli occhi del figlio Will la risposta è certa e inappellabile: Ed Bloom (interpretato rispettivamente da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney nella fase della vecchiaia, entrambi magnifici ) altro non è che una figura lontana e patetica, incapace di affrontare la realtà e colpevole di averla sempre sfuggita attraverso il ricorso alle fiabe con cui l'ha rivestita. Giunto al capezzale del padre vecchio e malato dopo tre anni di distanza e di silenzio, a Will non resta che tentare di decifrarne la vita partendo proprio da quei racconti che Edward Bloom si ostina a ricordare." 
(www.mymovies.it)

7) Il Petroliere 



"Nel 1898 il cercatore d'argento Daniel Plainview accidentalmente scopre un giacimento di petrolio in una delle sue miniere. In poco tempo guadagna abbastanza soldi da poter mettere in piedi una sua piccola compagnia di estrazione. Uno dei suoi lavoratori rimane ucciso in un incidente sul lavoro e Plainview prende con sé il figlio rimasto orfano facendolo passare per suo e affermando che la moglie è morta dandolo alla luce. Inizialmente il petroliere si vuole servire della presenza del ragazzo per presentarsi come un padre affettuoso e dedito alla famiglia per influenzare positivamente e convincere alla vendita i proprietari dei terreni con depositi di petrolio, ma successivamente si affezionerà al ragazzo." 
(it.wikipedia.org)


E per oggi abbiamo finito!
Quali sono i vostri film della festa del papà preferiti? Fatemelo sapere nei commenti! 

Firmato: la vostra paterna HateQueen di quartiere.

13/03/17

Recensione + Intervista: Cambion; Veronica Riga


Celeste è sicura di avere una vita noiosa. Abita a Londra, la capitale delle stranezze, e lavora in un Hotel che ospita viaggiatori di ogni tipo. A soli diciotto anni ha già visto le sfumature del mondo, e nulla riesce più a sorprenderla. Quando si ritrova a dover fare da guida turistica a Cameron, un ragazzo della sua età dai capelli rosso fuoco, le sue giornate iniziano a movimentarsi sino al limite dell'impossibile.
Cameron è diverso dagli altri. Con le braccia tatuate, una camera piena di icone religiose e la strana abitudine di parlare da solo, sembra coinvolto in un omicidio avvenuto il giorno del suo stesso arrivo a Londra. Un omicidio a cui Celeste ha assistito, ma che sembra non essere in grado di ricordare...
David farebbe di tutto pur di salvare la vita a Elìas, il mezz’angelo di cui è innamorato, anche fare un giuramento mortale. Dovrà vincere il Torneo a cui partecipano i Cambion, e trovare così il corpo adatto a ospitare il Principe degli Inferi. Se dovesse fallire, Elìas morirà e le loro anime verranno divorate dal demone con cui ha stretto il patto: Asmodeo, suo padre.
Un sorprendente urban fantasy scritto da un’autrice appassionata del genere, in grado di destreggiarsi abilmente fra elementi paranormali, possessioni diaboliche, l’eterna lotta tra bene e male.
Sullo sfondo di una città che non dorme mai, un susseguirsi appassionante di avventura, sentimento, sprazzi di horror e incredibili poteri soprannaturali.


 
Titolo: Cambion 
Autrice: Veronica Riga 
Editore: Bibliotheka Edizioni 
Pagine: 311 
Prezzo: 16,50 euro (cartaceo); 6,99 euro (e-book) 
 Link alla pagina: http://www.bibliotheka.it/Cambion_IT

Con i libri pubblicati dalle piccole case editrici non si sa mai. Certe volte ti imbatti in lavori poco curati, che potrebbero dare tanto e che invece sono buttati giù da un editing sciatto, da una brutta copertina, da una rilegatura un po' a cazzo di cane. Altre volte, invece, scopri piccole perle. Mi è capitato più volte con Edizioni La Gru, e adesso di nuovo con la Bibliotheka Edizioni. So che la casa editrice è stata di recente al centro di alcune controversie, che qui nella blogosfera non passano mai inosservate, ma non è di questo che voglio parlare. Oggi voglio parlare di una delle loro autrici, una ragazza piena di talento e che ha scritto un libro che vale la pena di essere letto da tutti gli amanti del genere. Quindi, se alla luce degli ultimi eventi avete delle riserve nei confronti della casa editrice, mi auguro che non ne avrete verso di lei, che non ha fatto altro che scrivere una bella storia. 

"Cambion" è un romanzo di classico stampo urban fantasy/young adult, anche se vorrei un attimo soffermarmi su ciò che si potrebbe intendere per "classico": no, non è la classica fiera dei cliché romantici, degli espedienti narrativi triti e ritriti e quant'altro. È un romanzo che rientra in un genere specifico, ma questo non significa che si tratti della solita minestra riscaldata che ci viene proposta dagli editori ancora e ancora e ancora. Quindi niente triangoli amorosi insensati e prevedibili - nel senso che quando c'è un triangolo amoroso è sempre piuttosto ovvio, fin dall'inizio, quale sarà la coppia ad arrivare fino alla fine - e niente romanticismo noioso e soffocante - Cassandra Clare, sto guardando proprio te. Sì, Veronica Riga ha i suoi momenti teneri e sì, stiamo parlando comunque di angeli e demoni, ma non allo stesso modo in cui se n'è parlato finora. Perché se di solito ci si sofferma più sui mezzi angeli, qui sono i mezzi demoni a farla da padrone... con tutto ciò che ne consegue. 
La cosa che più mi è piaciuta di "Cambion" è che Cameron non è il classico anti-eroe che di anti-eroe non ha proprio una sega. Non è il classico Edward Cullen o Jace che la mena di continuo su quanto la sua anima sia oscura, e su quanto "oh, no, stammi lontano, sono un mostro" e poi non schiaccerebbe neanche una mosca. Cameron è un mostro per davvero. Uccide le persone. Sì, lo fa per dovere, ma lo fa comunque, e senza rimorso. E questo perché? Avanti, tutti in coro: È UN MEZZO DEMONE, THAT'S WHY. È giusto così. 
Il confronto tra il bene e il male è forte, in questo romanzo, e non è solo tra gli eroi e i nemici: è all'interno degli eroi stessi, una linea sfocata che viene spesso oltrepassata in entrambe le direzioni. Cameron è un mostro, ma è anche un ragazzo. È vero. Cameron è vero. Così com'è tremendamente vero David, che nonostante all'inizio appaia come una testa di cazzo senza scrupoli e senz'anima, ha anche lui, come tutti, qualcosa a cui tiene. Qualcosa da perdere. 
E poi c'è Celeste, la nostra protagonista. Sì, parlo della protagonista solo adesso, perché sono storta e mi va così. CELESTE NON MI FA SALIRE LA BILE. Direi che questo è un grande traguardo, per la protagonista di un romanzo young adult e urban fantasy, visto che di solito sono tutte insopportabili. Abbiamo Clary di Shadowhunters, che è una cogliona di prim'ordine eppure alla fine è brava solo lei - classica mary-sue intollerabile della situazione. Abbiamo Bella Swan, che al contrario di Clary non è buona a fare proprio un cazzo, eppure per qualche motivo è sempre al centro dell'attenzione. Abbiamo Celeste: una ragazza normalissima che si è ritrovata catapultata in una situazione più grande di lei senza poter fare niente per tirarsene fuori e che l'ha gestita come meglio poteva - con coraggio e rimanendo ben salda ai suoi principi morali. Celeste è un personaggio forte e una persona ammirabile perché sì, ha una cotta per Cameron, ma non lascia che questo offuschi la sua visione del mondo. Ha una cotta per Cameron ma non cambia per lui, non si fa trascinare da lui, non ottiene il proprio valore dalla vicinanza con lui: in ogni situazione fa la decisione che ritiene più giusta, che Cameron sia d'accordo o meno, e nonostante sia la protagonista della storia rimane un personaggio realistico - non è la classica predestinata, non è l'unica persona in grado di salvare la situazione, non è il centro del mondo: è una ragazza, né migliore né peggiore di tante altre, e questo è ciò che davvero mi piace di lei. 
Insomma, Veronica Riga è stata in grado di creare dei personaggi meravigliosamente bilanciati. Nessuno dei suoi protagonisti risulta insopportabilmente irreale, ognuno ha i suoi pregi e le sue mancanze. A parte questa sviolinata alla sua caratterizzazione, mi sento di aggiungere anche che sa il fatto suo in fatto di scrittura, e il suo eccellente utilizzo dell'italiano si nota sin dalle prime pagine del romanzo. La sua storia è avvincente, e penso possa attirare sia i fanatici del genere che quelli che non sono proprio "nel giro" - insomma, secondo me ha tutti gli elementi necessari per piacere. 
Con questo è tutto. Vi lascio la breve intervista all'autrice.  

1) Parlami brevemente di te.

Sono una ragazza di venticinque anni di Genova, convivo col mio fidanzato e ho iniziato a scrivere seriamente da quando l’ho conosciuto. Amo l’arte da sempre, il disegno e la musica hanno accompagnato la mia infanzia e ho così tanti hobby che mi servirebbe il portafoglio di Bill Gates. A volte mi sveglio spinta dal voler provare una nuova esperienza: acquarelli, modellismo, computer grafica. Tutto ciò che è creativo m’interessa. Proverei anche a cantare se solo non fosse che ho la voce di una gallina investita da un camion.

2) Hai scritto altre cose, oltre a "Cambion"? Se sì, dove possiamo trovarle?

Sì, ho scritto “Scheele”, un romanzo distopico incentrato sull’inquinamento che potete trovare solo in formato e-book su Amazon. Il progetto prevedeva due libri, ma l’ho lasciato sospeso per concentrarmi su “Cambion”. Spero di riprendere presto la serie!

3) Cosa ti ha ispirata e invogliata a scrivere questo libro? Quando è nata l'idea per "Cambion", insomma, e come? 

Amo da sempre il fantasy, specialmente quello che include la religione. Angeli e demoni sono un mio pallino fisso e mi sono sempre divertita a fare ricerche sull’esoterismo. Non so dirti di preciso quando sia nata l’idea di “Cambion”, forse grazie alla serie “Sweet Evil” di Wendy Higgings, inedita in Italia ma che merita moltissimo. Comunque, ho sempre voluto scrivere di demoni e umani, di bene e male. E alla fine i personaggi sono usciti da soli!

4) Parliamo di revisioni: ci sono cose che nella prima stesura di Cambion erano presenti e che durante la correzione hai cambiato o tolto definitivamente? Il prodotto finale del tuo lavoro è diverso o da come l'avevi immaginato all'inizio oppure è lo stesso? 

Ho cambiato il finale davvero molte volte. All’inizio Mammon, il padre di Cameron, avrebbe dovuto avvelenare Kate, così da costringere Celeste a rompere il rapporto con suo figlio. In futuro Cameron e Celeste si sarebbero schierati dalla parte di David pur di salvare la donna.
In un’altra versione era Lilith il nemico principale, colei che voleva impadronirsi del posto di Lucifero.
Anche Elìas è cambiato molto. All’inizio era un angelo caduto, Sitri. Poi ho preferito renderlo più umano e meno coinvolto.

5) I due POV principali della storia sono quelli di Celeste e David. Quale di questi è stato più facile da scrivere? E a parte questo, qual è il personaggio che preferisci in assoluto?

La risposta a entrambe le domande è David. Di sicuro condivido molti punti con Celeste, primo fra tutti quello di essere così affascinata dal mondo di Cameron, ma quando m’immergevo nella testa di David era tutto più semplice. E’ un personaggio complesso e lineare allo stesso tempo. E’ stato facile giustificare ogni sua azione con l’affetto nutrito verso Elìas.

6) Se dovessi paragonare il tuo libro a un'altra opera di qualsiasi tipo, quale sarebbe? 

Bella domanda! Non ne ho idea, a dir il vero, e forse è meglio così. “Scheele” è stato spesso paragonato a molti libri distopici. Penso che “Cambion” non possa essere paragonato a nessun’altra opera per il semplice fatto che nessuno si è mai accorto dei mezzi-demoni. I vampiri attirano di più!

7) Hai dei progetti letterari futuri? 

Sto scrivendo un romance per ragazzi un po’ incasinato. Ti anticipo solo che inizia con un tentato suicidio!

8) Vorresti aggiungere qualcos'altro che non ti ho domandato? 

Lascio il mio profilo Twitter, il link alla mia pagina di grafica e al mio blog!
Non mi viene da aggiungere nient’altro, anzi, ti ringrazio per tutte le domande! :) 


E io ringrazio Veronica Riga per essere stata così disponibile e per aver risposto, oltre che voi per aver letto - o almeno mi auguro l'abbiate fatto, altrimenti ve mato. 

Firmato: la vostra inspiegabilmente spagnoleggiante HateQueen di quartiere.