26/06/16

Recensione: Tredici; Jay Asher

Aaah. Finalmente una recensione. Forse, dopotutto, potrei essere sulla buona strada per utilizzare questo blog nel modo che mi ero prefissata. Molto probabilmente no.
Questo libro l'ho finito di leggere svariate settimane fa, ma purtroppo sono riuscita a scriverne solo ora. Ho molte cose da dire, a riguardo. Ovvio che questo significa che riuscirò a dirne poche e molto male. Purtroppo le emozioni mi rendono disfunzionale. Immagino di non essere l'unica.



Titolo: Tredici 
Autore: Jay Asher 
Editore: Oscar Mondadori 
Pagine: 246 
Prezzo: 10 euro (cartaceo) 




Qualcuno mi sa spiegare com'è che l'argomento del suicidio suscita nelle persone tutta questa rabbia? Perché io davvero non ci arrivo.
Dopo aver finito di leggere questo libro ho avuto la malsana idea di andare a leggere le recensioni su Anobii - sì, esatto, sono una delle tre persone al mondo che ancora usano Anobii, invece che Goodreads - e sono rimasta... basita? Delusa? Facciamo che mi sono direttamente incazzata come una iena - modalità "prendersela per ogni cosa" attivata.
È solo che mi pare di aver capito che in molti il significato di questo libro non l'abbiano proprio afferrato. Si sono fermati in superficie, tondi e vuoti come boe, e poi niente. Dimostrazioni d'ignoranza e stupidità. Il genere di cose che mi fa ribollire il sangue.
Il tono dei commenti che ho trovato è praticamente questo:

"Descrive solo l’esperienza di una ragazza fondamentalmente debole, superficiale e stupida che decide di suicidarsi per una serie di motivi altrettanto stupidi e banali. Il pensiero poi, corre subito a tutte quelle persone che i problemi li hanno davvero…"
Certo. Certo. Mi rendo conto che potrebbe sembrare questa, la trama del libro. Perché dopotutto di cosa parla? Parla di questa ragazza che decide di suicidarsi e incide sette cassette - tredici lati, di cui uno rimane vuoto - raccontando le motivazioni che l'hanno portata a compiere il suo gesto. Ogni lato è dedicato a una persona. Il "protagonista" della vicenda è Clay, ragazzo che aveva una cotta per lei e trova la scatola con le cassette davanti al suo portone di casa. Scopre che dopo averle ascoltate tutte dovrà inviarle alla prossima persona nella lista, e che se decidesse di non farlo tutte le cassette verrebbero rese pubbliche, sputtanando tutte le persone menzionate.
Come potremmo descrivere la protagonista? Debole, come ha detto il commentatore sovracitato? Manipolatrice? Ingiusta? Esagerata? Stronza? Perché andando avanti a leggere il libro, come lettori, siamo portati ad aspettarci che le sia successo qualcosa di VERAMENTE TERRIBILE. PROBLEMI VERI - cosa sono 'sti problemi veri, poi, me lo sono sempre chiesto. E invece non è altro che l'esperienza di una ragazza liceale come tante altre. È questo, sostanzialmente, che ha lasciato la maggioranza imbecille di persone molto delusa. Io, come minoranza imbecille, sono rimasta scioccata. In senso positivo.
Il fatto è che mi aspettavo di leggere l'ennesima storia vittimista, d'accordo? L'ennesima storia di una ragazza alla quale sono successe cose così orribili che era ovvio, no? Era ovvio che si suicidasse. E invece no. Hannah Baker - la ragazza in questione - era una persona come tante altre, alla quale purtroppo sono mancate le motivazioni di andare avanti. Privata della sua sicurezza, privata di un appoggio, privata di qualcuno che la prendesse sul serio. "Tredici" non parla di quelle vicende tragiche da telegiornale, né di crimini abominevoli, né di qualunque altra cosa ci potremmo aspettare. Non è un libro che tenta di giustificare il suicidio con motivazioni GRAVISSIME - I PROBLEMI VERI come dicevamo prima. Parla del 90%. Parla della maggior parte delle persone che compiono questi gesti, del loro cercare aiuto in modo subdolo senza essere in grado di trovarlo, del male che anche una situazione relativamente semplice è capace di causare loro. Parla della depressione, quella vera, che non deve avere per forza dei fattori scatenanti chiari come il sole. Parla di una ragazza che crede di avere dei motivi, per quello che ha fatto, e che li espone, senza rendersi conto che il suo dolore dipende da lei, perché è fatto del suo modo di reagire alle cose.
E la gente si incazza. La gente si incazza perché la ritiene capricciosa, si incazza perché è debole, si incazza per il suo egoismo e chissà per che altro. Perché il suicidio è egoismo, è questa l'opinione generale. È fregarsene altamente di ciò che ci si lascia alle spalle. Quello che in molti non comprendono è che il suicida non pensa di lasciarsi proprio niente, alle spalle. Per quanto provi a ficcarselo in testa non riesce a crederci - non davvero - che a qualcuno potrebbe mancare, che la sua assenza potrebbe lasciare ferite. Perché si sente una persona inutile, trasparente, non amata. Questo anche perché quando ha cercato di chiedere aiuto nessuno è stato ad ascoltarlo.
C'è un problema di base, nella mentalità di molti, che io ritengo praticamente un bug. Non ha senso, capite? Non ha senso che una persona che chiede aiuto sia percepita come "in cerca di attenzioni". Non ha senso che la stessa persona, dopo aver gettato la spugna, "avrebbe dovuto chiedere aiuto a qualcuno". E che cazzo. Il libro parla anche di questo.
La cosa che ho trovato più assurda è che nel libro stesso ci sia una scena in cui Hannah, anonimamente, fa una domanda alla classe, chiedendo cosa pensano i suoi compagni del suicidio. Subito tutti cominciano a chiacchierare, dicendo che chiunque abbia posto questa domanda debba essere una persona con carenza di attenzioni. E nei commenti su Anobii era lo stesso genere di persone, a parlare. Persone che il libro devono averlo letto a dieci metri di distanza, perché mi pare impossibile che ne abbiano carpito così poco.
Insomma, "Tredici" di Jay Asher non è un libro per tutti. Credo che ci voglia una certa sensibilità, per comprenderlo, e una capacità decente di guardare oltre: guardare oltre lo stile semplice da YA, guardare oltre quella che è la storia apparente. Poi non lo so, eh. Magari certe cose per comprenderle a fondo bisognerebbe viverle. 



Firmato: la vostra vissuta HateQueen di quartiere.

3 commenti:

  1. Concordo a pieno con te! È un libro molto forte che fa rendere conto di come siano le piccole cose a distruggere una persona.

    (e comunque dopo aver letto il tuo post, vedo il mondo a righine bianche)

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    1. Ahahah scusa! Fa tanto male questa grafica? Io quando rileggo le cose non ho mai problemi D:

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  2. Anche io concordo con te! Io ho amato questo libro e secondo me anche l'argomento è stato trattato bene, anche perchè si tratta di uno Young Adult, no? E' la storia di una ragazza che si è suicidata e vengono illustrati i motivi, e secondo me è stata anche una cosa innovativa. Le persone, però, si fermano davvero all'apparenza.

    E concordo, i miei occhi chiedono pietà! ahahahhaha

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