22/09/16

Come pianificare la stesura di un romanzo usando il metodo del fiocco di neve.


Buonasera, miei dolci animaletti. Siete pronti per una lezione di scrittura da una tipa che odia un sacco di cose e che francamente non ha proprio un cazzo da insegnarvi? 
Io non tanto. 
Ma proviamoci lo stesso. 

Quest'oggi vorrei parlarvi di una cosa comunemente conosciuta come "The Snowflake Method", un metodo di scrittura nato negli Stati Uniti e molto in voga da quelle parti - agli americani se gli metti di fronte una schedina da compilare viene un quadruplo infarto dall'emozione, è quello che penso io. 
Si tratta in pratica di un sistema composto di vari passi per pianificare il proprio romanzo prima di scriverlo. Personalmente sono sempre stata una pianificatrice seriale - del tipo che se prima di cominciare a scrivere non ho tutto chiaro in testa e su carta va a finire che lascio tutto a metà - quindi non appena sono venuta a conoscenza di questo "trucchetto" mi ci sono tuffata come Augustus Gloop nel fiume di cioccolata - ecco, adesso ho in testa la sua canzoncina nel film di Tim Burton.
 


"Ma perché mai," vi starete domandando, "viene chiamato metodo del fiocco di neve?"
Beh, se date uno sguardo all'immagine qui sopra diventa tutto un filino più chiaro. Ma ve lo spiego uguale, che probabilmente non avete capito un accidente. 
Si chiama così perché per disegnare un fiocco di neve è necessario partire da una forma base e semplice come quella del triangolo, per poi tracciare una stella, quella terza roba là che non so bene come descrivervi fino ad arrivare al fiocco di neve vero e proprio. E il metodo che sto per esporvi è praticamente la stessa cosa: si parte da una frase corta corta e si arriva a un bel librone fatto e finito - e lo voglio pronto sulla mia scrivania lunedì, chiaro!? 

Passo 1: Riassumi il tuo romanzo in una frase.
Questo primo passo ti servirà per avere una visione d’insieme della storia che hai intenzione di raccontare. Inoltre ti sarà utile se un giorno deciderai di proporre la storia agli editori, o per rispondere a quella terribile domanda lì, proprio quella, quella che ti chiede la gente quando scopre che scrivi: “di cosa parla il tuo romanzo?” La cosa bella è che per loro è una richiestina da niente, no? Mentre te stai lì a frustare i tuoi neuroni perché se ne escano con una risposta decente, loro si domandano cosa tu abbia di sbagliato. Beh, d’ora in avanti sarai tu a smerdare loro, garantito.
Un riassunto di questo tipo dovrebbe includere almeno questi elementi: il protagonista, il suo scopo, i rischi, che potrebbero essere sottintesi, e l’azione che compie per muoversi verso il suo scopo. Se importante, si può anche aggiungere il luogo/tempo in cui si svolge la storia.

Esempi:
Un giovane mago inizia a scoprire i suoi poteri in una scuola di magia e deve prepararsi per combattere l’Oscuro Signore che ha ucciso i suoi genitori.
Un hobbit scopre che l’anello misterioso lasciatogli dallo zio è la chiave per salvare la Terra di Mezzo.
Un ambizioso, seppur fuorviato, studente di scienze crea una nuova vita usando parti di cadaveri ma, pentito, finisce per abbandonare la sua creazione, che decide di vendicarsi. 

Passo 2: Espandi la tua frase fino a trasformarla in un paragrafo.
In questa fase hai un po’ più di spazio per respirare. Sei autorizzato ad ampliare la descrizione del tuo romanzo trasformandola in un paragrafo, ma che non sia più lungo di cinque frasi. Per avere la certezza che la tua trama scorra bene, senza intopparsi o diventare stagnante, dovresti adottare la struttura: “tre disastri più un finale”. Ogni disastro si svilupperà in un quarto del libro, e il finale e l’inizio del libro prenderanno insieme l’ultimo quarto – metà da una parte e metà dall’altra.
Quindi, idealmente dovresti trovarti con:
- una prima frase che riassume la situazione all’inizio della storia;
- una seconda frase che riassume la prima svolta nella storia;
- una terza che riassume la seconda svolta;
- una quarta che riassume la terza svolta – e quindi anche il climax;
- una quinta che riassume il finale della storia. 

Passo 3: Comincia a tratteggiare i contorni dei tuoi personaggi.
In questa fase dovrai cominciare a decidere i personaggi che hai intenzione di includere nella tua storia. Ovviamente a questo punto avrai già in testa una faccia o due, ma ora devi mettere tutto su carta. Per ogni personaggio che hai intenzione di includere compila questo piccolo questionario. 


-     Nome:
-     Una frase per riassumere la storia del personaggio:
-     La sua motivazione – perché fa quello che fa?
-     Il suo obiettivo – cosa vuole?
-     Il suo conflitto – cosa lo ferma dal raggiungere il suo obiettivo?
-     La sua epifania – cosa imparerà e come cambierà?
-     Un paragrafo per riassumere la storia e i cambiamenti del personaggio durante il romanzo:

Passo 4: Continua a espandere la storia.
A questo punto dovresti avere una buona idea della tua storia “vista dall’alto”, diciamo. Se durante i passi precedenti hai apportato delle modifiche alle premesse che ti eri fatto/a è una buona cosa: significa che stai cominciando a conoscere i tuoi personaggi e che ti stanno portando da qualche parte.
Prenditi un po’ di tempo per allungare il paragrafo che hai scritto durante la fase due, trasformando ognuna della cinque frasi in un paragrafo a sé stante. Dovresti quindi ritrovarti con cinque paragrafi piuttosto esplicativi di ogni fase della tua storia. Ogni paragrafo dovrebbe finire con un problema – tranne l’ultimo, che finirà con… beh, con il finale, si spera - a meno che tu non stia scrivendo una saga, allora un bel cliffhanger ci sta tutto. 

Passo 5: Amplia la caratterizzazione dei tuoi personaggi.
Ovvio che in questo passo ti concentrerai di più sui personaggi più importanti, ma è sempre bene avere un’idea chiara anche di coloro che ricadono tra i secondari – o i terziari, addirittura. Prova a scrivere una scheda più o meno dettagliata di ognuno dei tuoi personaggi lunga almeno una pagina. Se non sai come riempirla, prova il questionario che trovi qui

Passo 6: Allunga ancora di più la sinossi.
In questa fase dovrai prendere i paragrafi che hai scritto durante il passo 4 e trasformare ognuno di essi in una pagina, includendo tutti i dettagli che ti vengono in mente su ciò che accade al loro interno – scene, caratterizzazione, dialoghi che hai già in testa. Probabilmente sarai costretto/a a tornare indietro e sistemare alcune cose che hai stabilito durante i passi precedenti, perché ti verranno in mente nuove situazioni e scene che potrebbero contraddire ciò che hai già deciso. Non ti preoccupare, sei ancora in tempo – meglio trovare gli errori ora piuttosto che durante la scrittura! 

Passo 7: Fai una lista delle scene.
Con la sinossi sotto mano fai una lista delle scene che dovrai includere nel tuo romanzo per portare la tua storia dove vuoi portarla. La domanda che dovrai porti sarà sempre la stessa: “cosa deve succedere, ora, perché la trama continui a scorrere?” Se non te la ricordi appuntatela, eh, che è importante. Questa lista sarà la tua migliore amica, quando ti ritroverai colpito/a dal sanguinario Blocco dello Scrittore. Non esisterà un: “non so come continuare”, perché sarà tutto scritto lì. E non tirare fuori scuse del tipo: “oh, ma per scrivere ho bisogno che mi venga a trovare in sogno la mia Musa Ispiratrice”. NO. SCRIVI E BASTA. E non voglio sentire un fiato sul fatto che scrivere una traccia ti uccide la creatività: scrivere una traccia non significa assolutamente che il processo creativo è giunto al termine – primo perché nulla di ciò che stai scrivendo in questo momento è inciso su pietra, secondo perché la creatività non sta solo nell’inventare, ma anche nel trovare un modo di raccontare ciò che si è inventato. 

Passo 8: Scrivi quel cazzo di libro.
Te lo dico senza mezzi termini: muovi quel culo. Anzi, non farlo, tienilo ben fermo e attaccato alla sedia. A meno che il tuo computer non sia alimentato da un tapis roulant.
Se non hai mai pianificato un romanzo e ti sei sempre buttato/a a capofitto nella scrittura scoprirai che in questo modo i tuoi tempi si accorceranno considerevolmente.
Perché? Perché adesso sai cosa scrivere! Certo, potresti comunque bloccarti perché sai cosa deve succedere in una determinata scena ma non sai come raccontarlo, ma in confronto al vuoto totale sarà un problema da niente.
Probabilmente quando avrai finito di scrivere la storia e tornerai indietro a leggere ciò che hai scritto durante i passi precedenti riderai di te stesso/a per quanto era ridicolo e ingenuo, perché scrivendo diventerà tutto più profondo e dettagliato – insomma, il tuo romanzo guadagnerà di significato e i tuoi personaggi di caratterizzazione.
Non tutti si trovano bene con questo metodo, ma in molti ne hanno beneficiato prima di te, quindi perché non tentare? Io ho scoperto di averlo sempre usato, in un certo senso, ma saltando subito al terzo passo. Per la storia su cui sto lavorando al momento però ho trovato molto utili anche i primi due passi, tanto che mi piacerebbe provare a seguirli anche per i romanzi che ho già scritto – come ho detto sopra, trovo sempre molto difficile rispondere alla domanda “di cosa parla il tuo romanzo?” tanto che evito di rispondere del tutto e me ne lavo le mani. “Se vuoi sapere di cosa parla leggitelo”, dico sempre, o magari mi metto a balbettare un paio di parole chiave – per il primo che ho scritto potrei dire “musica”, “Londra” e “dramma”. 



E NIENTE, SIGNORE E SIGNORI, QUESTA ERO IO CHE INTERPRETAVO LA PARTE DI QUALCUNO CHE SA DI COSA STA PARLANDO! 
Alla prossima. 

Firmato: la vostra per niente qualificata HateQueen di quartiere. 

09/09/16

Io AMO le SERIE TV #2: Stranger Things (NO SPOILERS)

Devoscriverequalcosadevoscriverequalcosadevoscriverequalcosa. 
Eccovi un riassunto più o meno esaustivo di ciò che mi frulla per la testa di questi tempi. Perché PORCA PUTTANA da Aprile non ho scritto un cazzo. Ma seriamente. Perché ad Aprile c'era il Camp NaNoWriMo e ne ho approfittato per finire di scrivere il mio primissimo esperimento fantasy - se volete leggerlo e farmi da beta i miei contatti stanno laaassùùù - poi quest'estate mi sono cimentata in un paio di racconti brevi non terminati e... boh, basta. Che io di solito sono una che sforna roba alla velocità della luce. Stasera mi sono messa a fare l'outline del romanzo che vorrei scrivere per il NaNo di Novembre, ma ancora è lontana dall'essere terminata. E insomma mi sono detta... "ma io non avevo mica detto che volevo parlare di Stranger Things?" Quindi, insomma, eccomi qui a parlarvi di Stranger Things. O meglio... 


Ahahah, sono così simpatica. 
"Stranger Things", vabbè, la trama la sapete - la sapete? C'è questo gruppetto di bambini anni '80 che investigano in modo anni '80 sulla sparizione molto anni '80 di uno dei loro amici anni '80. La madre di questo bambino scomparso è molto anni '80 - Winona Ryder, signore e signori - e il fidanzato della sorella del protagonista anni '80 per qualche motivo è molto anni '50. Guardate che ciuffo.





Cominci a guardarlo che ti aspetti di annoiarti come una merda abbandonata a seccarsi sull'asfalto a Ferragosto e invece vieni trascinato in questo vortice ansiogeno e a tratti divertente di luci di biciclette nel buio, scarpe da tennis bianche e situazioni un po' Kingiane, un po' Spielbergiane che mi mandano sempre in presa bene - anche se Spielberg poi non m'è mai piaciuto granché, ve lo dico. 
Sarà per via dei personaggi principali che sono uno più simpatico dell'altro - a parte l'amico nero che mammamia tenetemi ferma quanto è stronzo certe volte - o semplicemente per il fatto che QUANTO TEMPO È CHE NON BECCO UNA SERIE IN CUI I PROTAGONISTI SONO DEI BIMBININI? Voglio dire, solo questa cosa mi ha emozionata tantissimo, mica lo so il perché. Credo che sia uno di quegli horror che si dovrebbe far vedere anche ai piccoli, che se io da piccola avessi visto una cosa così sarei impazzita e in generale ai bambini adesso manca un po' quello spirito d'avventura che invece era pregnante degli anni 'anta - io e la mia migliore amica eravamo dei fenomeni a parte, però: un giorno siamo uscite di casa e ci siamo messe in testa di scappare con la sua replica dell'Unico Anello per andare a distruggerlo nel Monte Fato... inutile specificare che siamo tornate prima di cena. 

Se seguite il mio blog da un po' vi sarete ormai resi conto che quello che io chiamo "recensire" è in realtà uno sproloquiare a manetta sulle cose che mi vengono in mente quando penso a una certa cosa - in questo caso la cosa in questione è Stranger Things, ma potrebbe anche essere una spatola da cucina. 
Quindi se penso a Stranger Things penso a momenti di tenerezza e cuoricino che si scioglie come burro intervallati da momenti di "CHE CAZZO STA SUCCEDENDO!?" Se penso a Stranger Things penso a personaggi che sovvertono del tutto la prima impressione che ti avevano lasciato all'inizio, penso a un'introspezione caratteriale degna di nota e penso a quando mi sono domandata: "ma serviva proprio ingaggiare Winona Ryder per questo ruolo?" e poi ho realizzato che: "sì, serviva DECISAMENTE ingaggiare Winona Ryder per questo ruolo." 

Una serie tv che ho guardato più per curiosità che per altro, reduce dall'odio che mi era salito in gola dopo essermi sorbita la noiosissima prima stagione di Penny Dreadful ed essermi ripromessa che non avrei mai più provato a vedere una serie tv che volesse rifacersi a un qualche filone horror del passato. Una serie tv che mi ha stupita al punto da doverci scrivere qualcosa su, anche se poi questo qualcosa non lo leggerà nessuno e chi lo leggerà penserà di me che sono una cocainomane. Non lo sono. Per me solo eroina. 






Firmato: la vostra "ommioddio guardate questo paciocchino!" HateQueen di quartiere.

06/09/16

Gli editori italiani sono razzisti?

Una breve riflessione sulla narrativa di genere in Italia. 


Perché dire a una persona di colore che può esclusivamente giocare a basket e fare musica soul è considerato razzista... 



...ma dire a un italiano che può scrivere solo thriller nostrani e narrativa non di genere ambientata nel proprio paese è perfettamente ok?  


 

03/09/16

5 coppie delle serie tv che mi piacciono di più - 5 Cose Che #11





 
Certo che sono veramente una testa di cazzo patentata - anzi, manco patentata ancora. Sono settimane che spingo per questo argomento e quando finalmente me lo concedono cosa faccio? PUBBLICO CON UN GIORNO DI RITARDO. Ebbrava scema. 
La mia scusa? È troppo lunga/complicata quindi inventatevela voi che io non c'ho voglia.
Comunque vabbè, *inserire frase di circostanza sul fatto che come ogni venerdì - uhm, sabato - sono tornata a pubblicare con questa fantaspapolosa rubrica indetta da TwinsBooksLovers e spiegazione della suddetta rubrica*. Parliamo delle cinque coppie delle serie tv che mi stanno più a cuore.





#1: Ian & Mickey - Shameless




Per molto tempo questi due sono stati le colonne portanti della serie, perciò mi era impossibile non nominarli. Una delle storie d'amore più imperfette e sofferte della televisione, la loro, ma anche una delle più coinvolgenti in assoluto. Ian cambia Mickey radicalmente, risvegliando in lui una parte di sé che non aveva mai saputo di avere. E l'amore che Mickey ha per Ian è palpabile - glielo vedi nello sguardo, nei piccoli gesti, negli enormi ostacoli che si è costretto a superare pur di stare con lui. Purtroppo nella sesta stagione non abbiamo avuto grandi gioie, a riguardo, ma spero vivamente che in futuro gli scrittori decidano di riprendere in mano la loro storia. Anche solo per dargli una conclusione appropriata, se proprio devono. Mi hanno fatta soffrire troppo per non farlo ancora un altro po'.



#2: River & Il Dottore - Doctor Who




Un'altra storia d'amore disfunzionale, perché Dio solo sa quanto amo le difficoltà. River e il Dottore si amano, ma non potranno mai stare insieme. Sono impossibilitati dal tempo, che è sempre quello sbagliato. La chimica di Alex Kingston e Matt Smith sullo schermo è allucinante, nonostante la grande differenza d'età - e forse mi sono piaciuti anche per questo, perché si vede così poco una donna all'apparenza più anziana instaurare un rapporto con un uomo all'apparenza più giovane. A dire il vero ho amato anche l'accoppiata con il dodicesimo Dottore, Capaldi, che devo dire essere probabilmente il mio preferito tra tutti quelli che ho visto. Una donna che vuole essere pericolosa ma che si arrende troppo spesso a ciò che le comanda il cuore e un uomo che non vorrebbe essere pericoloso, ma...


#3: Wolfie & Kala - Sense8




Sense8 di coppie mozzafiato ce ne ha regalate fin troppe. Menzionare Nomi x Amanita e Lito x Hernando è d'obbligo, ma alla fine il mio cuore l'hanno vinto loro: Wolfgang e Kala. Provengono da mondi completamente e loro stessi sono completamente agli opposti - lui un demone, lei un angelo. Ma hanno chimica, ragazzi, eccome se ce l'hanno. Mi sono bastate due scene della durata complessiva di cinque minuti, per cominciare a shipparli senza possibilità di ritorno. E il finale di stagione mi ha fatto un male che non potete neanche immaginare. LASCIATE CHE SI AMINO, VE NE PREGO.


#4: Annie & Jeff - Community




Il bello di Annie e Jeff è che sono una coppia inaspettata - tutto su Community lo è. Per essere una sit-com al limite del demenziale gioca col tuo cuore che è una meraviglia. Anche qui si parla di una coppia con un grande divario generazionale e anche qui si parla di una coppia che per un milione di motivi non potrà mai funzionare, ma DOVREBBE. Lui un'emerita testa di cazzo, apparentemente menefreghista, impenetrabile, sarcastico, disilluso. Lei una ragazzina con le lenti rosa davanti agli occhi e una mania del controllo da manuale. Insomma, ben assortiti mi dicono! Non abbiamo avuto abbastanza soddisfazioni, da parte loro, ma si vocifera che prima o poi verrà fatto un film... e io da brava scema non ho perso le speranze.



#5: Barney & Robin - How I Met Your Mother




Un bromance ancor prima di un romance. Gli sceneggiatori hanno deciso di spezzarci il cuore tante di quelle volte, quando si trattava di loro, ma la speranza non se n'è mai andata - e poi BAM... non so se ci capiamo :'c
Anche loro estremamente disfunzionali, ma questa volta più per le troppe somiglianze che per le differenze. Due persone così simili che non possono stare insieme. Niente di più tragico. 



E niente, questa era la mia lista. Non dovrei essermi dimenticata nulla - se una coppia non è figurata in questa lista non è perché non mi piaccia, ma perché mi piace giusto un po' meno. Ci si becca alla prossima, amici. 


Firmato: la vostra ferita HateQueen di quartiere.